Cucina italiana patrimonio UNESCO, cosa significa davvero questo riconoscimento

La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale dell’UNESCO, un traguardo confermato durante la ventesima sessione del Comitato Intergovernativo riunito a New Delhi, in India.
Come sottolineato dalla nota ANSA, si tratta di un riconoscimento che va oltre la singola ricetta: premia un modello culturale in cui preparare il cibo diventa un gesto sociale, affettivo e identitario.

Perché l’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana

Per approfondire l’argomento, abbiamo deciso di consultare anche alcuni documenti UNESCO, come la candidatura, il modulo Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano – INPAI e il decreto ministeriale di inventariazione. Secondo questi documenti, la cucina italiana esprime un “mosaico di saperi locali” capace di unire generazioni, territori e comunità attraverso tradizioni condivise e continuamente trasformate .
Il valore dell’elemento non sta nei piatti in sé, ma nel modo in cui vengono scelti, preparati e raccontati, nella ritualità del cucinare insieme e nella capacità di creare legami affettivi.

La decisione dell’UNESCO infatti sottolinea come la cucina italiana sia una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, quindi non si limita soltanto alla combinazione di ingredienti e procedure da seguire per una ricetta, ma piuttosto “un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”.

Un patrimonio che dialoga con la Dieta Mediterranea e con le ricette simbolo dell’Italia

Questo riconoscimento rafforza il ruolo dell’Italia nella tutela della cultura alimentare, già rappresentata dalla Dieta Mediterranea, anch’essa iscritta nei patrimoni UNESCO, ma anche da altre pratiche agrolimentari come l’arte dei pizzaiuoli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, la cava e cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale, l’allevamento dei cavalli lipizzani.

E non si tratta di un patrimonio astratto: vive ogni giorno nei piatti simbolo che raccontano territori, stagioni e memoria collettiva, come le lasagne, ma anche piatti a carattere più regionale come i carciofi alla romana o anche la pastiera napoletana.

Ricette che rappresentano perfettamente ciò che l’UNESCO definisce “un sistema relazionale unificante”, capace di superare confini geografici e culturali.

Cosa succede ora: un impegno condiviso tra comunità e istituzioni

Il riconoscimento UNESCO non chiude un percorso: ne apre uno nuovo. Le comunità proponenti – tra cui Casa Artusi, Accademia Italiana della Cucina e La Cucina Italiana – continueranno a lavorare insieme alle istituzioni per tutelare e valorizzare questa pratica, come previsto anche dal decreto ministeriale che nel 2022 aveva già inserito la cucina di casa italiana nell’inventario nazionale INPAI .

L’obiettivo è chiaro: preservare la vitalità della cucina italiana come patrimonio vivente, sostenendo la trasmissione intergenerazionale, la sostenibilità e la ricerca culturale legata al cibo.

Un riconoscimento che non celebra il passato, ma la forza con cui la cucina italiana continua, ogni giorno, a reinventarsi nelle mani di chi cucina.