Forum Nutrimi 2026 a Milano, tra microbiota, longevità e social media al centro dei 20 anni del forum

Nutrimi 2026 torna a Milano per celebrare i vent’anni del Forum di Nutrizione Pratica, in programma il 17 e 18 aprile 2026 al Meliá Milano. L’edizione del ventennale conferma la formula che ha reso riconoscibile l’evento: due giornate costruite attorno ai temi più attuali della nutrizione clinica e applicata, dalla prevenzione nell’adulto alla pediatria, dalla nutrizione sportiva alla nutraceutica.

La sensazione, seguendo da vicino il primo giorno, è che Nutrimi provi oggi a raccontare una nutrizione molto diversa da quella di vent’anni fa. Non più solo linee guida, calorie e macronutrienti, ma un campo che tocca salute pubblica, invecchiamento, microbiota, immagine corporea, sostenibilità e nuove fragilità sociali. Non a caso, nell’apertura del forum, Alessandra Ciliberto ha richiamato proprio questa trasformazione: il cibo come tema sempre più intrecciato con benessere, identità e cambiamenti culturali, in un contesto in cui anche l’intelligenza artificiale e i nuovi farmaci per il peso stanno modificando la conversazione pubblica sulla nutrizione.

Un forum che guarda a tutto il ciclo della vita

Il programma del 20° Forum di Nutrizione Pratica è costruito per tenere insieme approcci diversi. Venerdì 17 aprile la Sala Hadid è dedicata alla nutrizione nell’adulto, con la sessione mattutina “Prevenzione in pratica. Nutrizione, stili di vita e benessere a lungo termine”, seguita nel pomeriggio da “Nutrizione clinica in azione. Dalla diagnosi alla gestione quotidiana del paziente complesso” e da “Nuove frontiere nella nutrizione”. In parallelo, la Sala Isozaki ospita il percorso sulla nutrizione pediatrica. Sabato 18 aprile, invece, il focus si sposta sulla nutrizione sportiva e sulla nutraceutica avanzata, mentre la Sala Galfa accoglie i workshop pratici.

È una struttura che racconta bene l’ambizione dell’evento: non limitarsi a una sola scuola di pensiero o a un solo target professionale, ma offrire una panoramica ampia su ciò che oggi si muove nel settore.

Il primo giorno: la prevenzione come filo conduttore

Il focus principale della prima giornata, almeno nella sessione che abbiamo seguito, è stato la prevenzione. Non una prevenzione astratta, però, ma portata dentro problemi concreti: l’obesità infantile, la perdita di adesione alla dieta mediterranea, il ruolo del microbiota, l’impatto dei social media sulla percezione del corpo, la sostenibilità delle scelte a tavola e la fragilità muscolare nell’invecchiamento.

Dott. Roberto Volpe, Dieta Mediterranea: linee guida e criticità nell’applicazione

Ad aprire i lavori della sessione “Prevenzione in pratica: nutrizione, stili di vita e benessere a lungo termine” è stato Roberto Volpe, medico ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con un intervento dal titolo “Dieta Mediterranea: linee guida e criticità nell’applicazione pratica”. Il punto centrale del suo speech è stato il paradosso italiano: il modello mediterraneo continua a essere uno dei più studiati e apprezzati al mondo, ma in Italia la sua applicazione reale è sempre più fragile, soprattutto nelle nuove generazioni. Volpe ha insistito sul fatto che il problema non è solo l’eccesso di cibi sbagliati, ma anche la carenza di quelli giusti: cereali integrali, frutta secca, frutta fresca, pesce. E ha richiamato un nodo che torna spesso quando si parla di salute pubblica: se gli adulti italiani tengono ancora meglio di altri Paesi europei sul fronte dell’obesità, i bambini italiani restano tra i più esposti.

Il suo intervento ha toccato anche un altro punto interessante, molto concreto per chi lavora con i pazienti: la distanza tra raccomandazioni e ambiente reale. Etichette poco chiare, marketing aggressivo, disponibilità di prodotti ultra-processati e scarso spazio per opzioni più sane in scuole e distributori automatici continuano a spostare i comportamenti quotidiani nella direzione opposta rispetto alle linee guida.

Il microbiota da argomento di frontiera a tema centrale

A seguire è intervenuto da remoto Giovanni Barbara, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia dell’Università di Bologna e responsabile del Centro Trapianto di Microbiota del Sant’Orsola di Bologna, con la relazione “Il microbiota intestinale: come mantenerlo in salute”. Se c’è un tema che più di altri racconta l’evoluzione recente della nutrizione, è probabilmente questo.

Barbara ha descritto il microbiota come un vero organo funzionale, capace di influenzare difesa immunitaria, metabolismo, risposta infiammatoria e produzione di molecole utili per l’organismo. Ha ricordato quanto contino le prime fasi della vita, dal parto all’allattamento, ma anche quanto il microbiota resti vulnerabile nel tempo a dieta povera, stress, antibiotici e stile di vita occidentale. Nel suo intervento il microbiota non è apparso come una moda del momento, ma come una chiave di lettura ormai strutturale di molte condizioni cliniche, dall’intestino irritabile alle malattie infiammatorie intestinali, fino ad alcune forme tumorali.

Molto concreto anche il passaggio dedicato agli strumenti di intervento: alimentazione ricca di fibre, cibi fermentati, probiotici mirati, fino al trapianto di microbiota nei casi clinici appropriati. Nella discussione finale Barbara ha risposto anche a una domanda sulla semaglutide, spiegando che l’effetto sul microbiota sembra oggi prevalentemente indiretto, mediato dalla modulazione delle funzioni digestive e intestinali, più che da un’azione diretta del farmaco sui batteri. E sul kefir ha sottolineato che le evidenze più solide disponibili riguardano soprattutto i prodotti commerciali studiati in letteratura, più che le preparazioni domestiche.

Il passaggio più attuale: social media, corpo e disturbi alimentari

Dott.ssa Arianna Banderali, Alimentazione Social Media e Body Image: Prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare

Tra gli interventi più rilevanti della mattinata c’è stato quello di Arianna Banderali, della struttura convenzionata di riabilitazione nutrizionale Villa Garda Garda, con il titolo “Alimentazione Social Media e Body Image: Prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare”. È stato forse il momento in cui il forum ha mostrato più chiaramente quanto oggi la nutrizione non possa più essere separata dal contesto culturale e digitale.

Banderali ha insistito sul fatto che i social media non sono un semplice sfondo, ma un ambiente che può influenzare in profondità immagine corporea, comportamenti alimentari e autostima, soprattutto in adolescenti e giovani adulti. Il punto non è soltanto la presenza di modelli estetici irrealistici, ma il meccanismo continuo di confronto, esposizione, approvazione e richiesta di feedback che trasforma il corpo in un oggetto da osservare e correggere. Secondo quanto emerso nel suo intervento, il tempo passato su piattaforme fortemente visive si associa con maggiore insoddisfazione corporea e con un più alto rischio di disordini alimentari e disturbi del comportamento alimentare.

Interessante anche il taglio operativo della relazione. Banderali ha parlato di prevenzione precoce, del ruolo dei genitori e della scuola, e della necessità, per chi lavora in ambito nutrizionale, di riconoscere i segnali di un rapporto problematico con il cibo e con l’immagine corporea. Nella parte finale del confronto in sala ha richiamato il valore di un approccio multidisciplinare e dell’alleanza terapeutica, spiegando quanto sia importante che nutrizionisti e professionisti della salute acquisiscano strumenti per intercettare in tempo situazioni a rischio e inviare quando serve a figure più specializzate.

Sostenibilità: meno slogan, più scelte concrete

Dott.ssa Silvia Pagliarini, Alimentazione sostenibile e consapevole: la cura del benessere a lungo termine parte dalla tavola

Nella seconda parte della mattinata è intervenuta Silvia Pagliarini, biologa nutrizionista Nutrizione & Sport Benessere in Movimento, con la relazione “Alimentazione sostenibile e consapevole: la cura del benessere a lungo termine parte dalla tavola”. Il suo intervento ha riportato il tema ambientale su un terreno pratico, lontano da formule troppo astratte.

Pagliarini ha insistito sulla necessità di spiegare ai pazienti perché una dieta sana e sostenibile non riguardi solo l’ambiente, ma anche la salute presente e futura. Nella sua lettura, sostenibilità significa responsabilità verso il territorio e verso le nuove generazioni, ma anche capacità di accompagnare le persone dal supermercato fino alla tavola. Dieta mediterranea, prodotti stagionali, filiera trasparente, attenzione alla biodiversità, riduzione degli imballaggi e lettura delle etichette sono stati presentati non come parole d’ordine, ma come parti di una competenza quotidiana che i professionisti dovrebbero trasmettere.

C’è un punto interessante: Nutrimi 2026 sembra voler spostare il discorso sulla sostenibilità da un piano ideologico a uno educativo. Non tanto dire alle persone cosa non devono mangiare, ma aiutarle a capire come orientarsi meglio.

Elisabetta Bernardi tra cucina italiana e longevità attiva

Tra gli interventi più articolati della mattinata c’è stato quello di Elisabetta Bernardi, nutrizionista e specialista in Scienza dell’Alimentazione del Salvator Mundi International Hospital, salita sul palco in due momenti distinti ma tra loro collegati. Il primo dedicato al valore della cucina italiana come patrimonio culturale e nutrizionale, il secondo centrato su proteine animali e longevità attiva, con focus su sarcopenia e fragilità nell’anziano.

Dott.ssa Elisabetta Bernardi, Perché la cucina italiana è patrimonio immateriale dell’UNESCO?

Nel primo passaggio “Perché la cucina italiana è patrimonio immateriale dell’UNESCO?“, Bernardi ha invitato a guardare alla tradizione gastronomica italiana con maggiore consapevolezza scientifica. Il suo ragionamento si è mosso contro una lettura troppo semplificata del cibo, ridotto spesso a classificazioni rigide o a singoli nutrienti. La cucina italiana, invece, è stata presentata come un modello costruito storicamente su equilibrio, varietà, stagionalità, valorizzazione delle materie prime e convivialità. Non solo ricette, quindi, ma un sistema alimentare che può ancora offrire indicazioni utili in una fase in cui molte persone cercano salute senza sapere da dove partire.

Successivamente Bernardi è tornata sul palco con la relazione “Proteine animali e longevità attiva: il loro ruolo nella prevenzione di sarcopenia e fragilità”, spostando l’attenzione sul tema dell’invecchiamento. Ha definito la sarcopenia una condizione silenziosa, caratterizzata dalla progressiva perdita di forza e massa muscolare già a partire dalla mezza età, e il suo ragionamento si è mosso attorno a un punto preciso: nell’anziano non basta ragionare solo in termini di quantità di proteine, ma bisogna considerare qualità, biodisponibilità, distribuzione nei pasti e interazione con l’attività fisica.

Anche la discussione finale ha allargato il quadro, toccando il tema dell’integrazione nelle diete vegetariane e vegane e quello dell’equilibrio nei pazienti anziani con insufficienza renale. Più in generale, è emerso il tentativo di affrontare il tema della longevità senza semplificazioni: vivere più a lungo non basta, se a questo non corrisponde la possibilità di mantenere autonomia, appetito, massa muscolare e qualità della vita.

Il secondo giorno tra sport e nutraceutica

Se il primo giorno ha avuto come baricentro la prevenzione e la clinica, il programma di sabato 18 aprile allarga ulteriormente il raggio d’azione del forum. In Sala Hadid sono previste le sessioni sportive “Esercizio fisico, nutrizione e composizione corporea”, “Nutrizione, supplementazione, performance e recupero”, “Dall’Aging, al Microbiota, ai Farmaci” e “Carboidrati, Proteine e Grassi per la Performance”. In Sala Isozaki, invece, spazio alla nutraceutica avanzata e bioattivi emergenti e, nel pomeriggio, a una sessione dedicata a sonno, funzione cognitiva e benessere psicologico.

È una seconda giornata che sembra costruita per raccontare un’altra trasformazione del settore: la nutrizione come area sempre più ibrida, in cui prevenzione, prestazione, integrazione e salute mentale dialogano tra loro.

Il valore di Nutrimi 2026 nella fotografia della società

Il valore di Nutrimi 2026, almeno in questa ventesima edizione, sta nel tentativo di mettere sullo stesso tavolo questioni che spesso vengono raccontate separatamente. La dieta mediterranea e il microbiota. L’obesità e il marketing alimentare. I social media e i disturbi alimentari. L’anziano fragile e la qualità delle proteine. La sostenibilità e la spesa quotidiana.

Più che lanciare una nuova parola chiave, il forum milanese sembra voler fotografare un passaggio: la nutrizione sta diventando sempre meno una disciplina confinata nello studio del professionista e sempre più una lente per leggere la società. In questo senso, i vent’anni di Nutrimi non raccontano solo la storia di un congresso che ha resistito nel tempo. Raccontano anche quanto, in questi due decenni, sia cambiato il nostro modo di pensare il rapporto tra cibo e salute.