Da decenni -18 °C è la temperatura di riferimento per gli alimenti surgelati, ma da qualche anno industria e ricerca stanno studiando se sia possibile aumentarla di tre gradi, fino a -15 °C, per ridurre l’energia necessaria alla catena del freddo senza compromettere in modo significativo qualità e conservazione.
A riaccendere il dibattito è un nuovo studio pubblicato il 3 settembre 2026 su npj Science of Food, che ha analizzato nove prodotti surgelati commerciali, appartenenti a categorie come pollame, pesce, salmone, verdure, pizza e alternative vegetali alla carne. I prodotti sono stati conservati fino a 18 mesi a quattro diverse temperature: -18, -15, -12 e -9 °C.
La domanda più immediata, però, è quella che interessa chi usa ogni giorno un congelatore domestico: se -15 °C possono essere sufficienti in alcuni casi, possiamo cambiare anche la temperatura del freezer di casa? Al momento, no.
A -15 °C lo studio ha misurato circa il 7% di energia in meno
Durante la sperimentazione i ricercatori hanno monitorato anche il consumo energetico dei congelatori. Nel passaggio da -18 a -15 °C hanno rilevato una riduzione dei consumi di circa il 7%.
È un dato interessante soprattutto pensando a magazzini frigoriferi, trasporti e distribuzione su larga scala. Non significa però che qualsiasi freezer domestico consumerebbe automaticamente il 7% in meno semplicemente modificando il termostato: quel risultato riguarda le apparecchiature e le condizioni specifiche utilizzate nello studio.
L’idea di innalzare di tre gradi la temperatura della catena del freddo, peraltro, non nasce oggi. Il progetto internazionale Three Degrees of Change dell’Università di Birmingham ha già analizzato la possibilità di passare da -18 a -15 °C per alcuni alimenti surgelati, valutandone i possibili vantaggi energetici e gli ostacoli tecnici.
Cosa succede alla qualità degli alimenti a -15 °C
Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo lavoro riguarda proprio la qualità dei prodotti. Secondo i risultati riportati nello studio su npj Science of Food, per la maggioranza degli attributi analizzati, compresi gli indicatori microbiologici, il passaggio da -18 a -15 °C non ha determinato il superamento dei limiti di accettabilità utilizzati dai ricercatori.
La situazione diventa però più complessa quando si guarda alla qualità sensoriale. Colore, consistenza, gusto e altre caratteristiche possono deteriorarsi più velocemente con l’aumento della temperatura e, soprattutto, non tutti gli alimenti reagiscono allo stesso modo.
Questo significa che il risultato non può essere trasformato in una regola generale secondo cui qualsiasi surgelato potrebbe essere conservato indifferentemente a -15 °C. Gli stessi autori sottolineano l’importanza di una valutazione specifica per prodotto.
Possiamo quindi impostare il freezer di casa a -15 °C?
No. Lo studio non introduce una nuova raccomandazione per i consumatori e non modifica le indicazioni oggi valide per la conservazione domestica.
Il Ministero della Salute, nelle indicazioni sulla conservazione degli alimenti con il freddo continua a indicare -18 °C come temperatura di riferimento per mantenere correttamente la catena del freddo dei prodotti surgelati. La stessa fonte raccomanda inoltre di rispettare sempre tempi e modalità di conservazione riportati sulle confezioni.
La distinzione tra i due ambiti è importante. La ricerca riguarda soprattutto una possibile evoluzione della catena industriale e distributiva dei surgelati, da valutare alimento per alimento. Non stabilisce che -15 °C siano già una nuova temperatura universale per i congelatori domestici.
Per ora, quindi, a casa resta valido il riferimento dei -18 °C, insieme alle istruzioni indicate dal produttore sulla confezione.
Chi ha finanziato lo studio
C’è infine un elemento importante per interpretare correttamente i risultati. Lo studio è stato condotto da ricercatori affiliati a Nomad Foods, Wageningen Food & Biobased Research e Campden BRI ed è stato pubblicato su una rivista scientifica sottoposta a peer review.
Nel paper originale viene però indicato che la ricerca è stata finanziata da Nomad Foods, azienda attiva nel settore degli alimenti surgelati, e alcuni autori sono affiliati alla società.
Questo non rende automaticamente inattendibili i risultati, ma è un’informazione da considerare. I dati aggiungono elementi interessanti alla discussione sull’eventuale passaggio da -18 a -15 °C, ma eventuali cambiamenti delle regole o delle raccomandazioni richiederebbero un insieme più ampio di evidenze e valutazioni indipendenti.



