A luglio 2026 sono diminuiti all’ingrosso i prezzi di diversi alimenti, dall’olio di oliva a una parte della frutta estiva e delle carni. È un segnale interessante, ma non significa che al supermercato troveremo automaticamente gli stessi prodotti scontati della stessa percentuale. I numeri pubblicati dalla Borsa Merci Telematica Italiana riguardano infatti una fase precedente della filiera, mentre per capire quanto stanno pagando realmente le famiglie bisogna guardare anche ai prezzi al consumo rilevati dall’ISTAT.
La differenza è importante soprattutto davanti a dati molto vistosi. A luglio, per esempio, l’olio di oliva segna un calo del 7,2% rispetto a giugno e del 35,3% rispetto a un anno prima. Ma da questo dato non possiamo dedurre che una bottiglia venduta oggi al supermercato debba costare il 7,2% in meno rispetto al mese precedente: l’indice BMTI misura le quotazioni all’ingrosso, non il prezzo finale sullo scaffale.
Quali prezzi alimentari sono scesi a luglio
Il quadro pubblicato il 28 agosto da BMTI mostra ribassi diffusi, soprattutto tra alcuni prodotti freschi, ma anche andamenti molto diversi all’interno dello stesso comparto. Nel complesso, le carni diminuiscono del 3% rispetto a giugno, mentre oli e grassi perdono il 5,9%. Anche il pescato fresco registra prevalentemente ribassi mensili. I dati BMTI sui prezzi all’ingrosso di luglio 2026 permettono però di vedere con maggiore precisione quali categorie si stanno realmente muovendo.
Una sintesi dei movimenti più significativi aiuta però a capire quanto il quadro sia poco uniforme:
| Prodotto/categoria | Luglio 2026 su giugno | Luglio 2026 su luglio 2025 |
|---|---|---|
| Olio di oliva | -7,2% | -35,3% |
| Carne di bovino adulto | -7,7% | -8,2% |
| Carne di vitello | -6,0% | -10,6% |
| Carne suina | +5,1% | -18,7% |
| Pollo | -1,2% | -6,1% |
| Uova | -1,7% | +7,6% |
| Riso | +4,4% | -34,9% |
| Uva da tavola | -25,3% | -22,6% |
| Angurie | -29,9% | +2,7% |
| Meloni | -19,3% | -12,4% |
| Peperoni | +29,5% | +41,6% |
| Patate | +10,0% | +8,8% |
Fonte: elaborazione Unioncamere-BMTI sui dati delle Camere di commercio, Borse Merci, mercati all’ingrosso e altre rilevazioni indicate nel rapporto.
Frutta e verdura: il caldo ha spinto i prezzi in direzioni opposte
Tra i cali più forti ci sono quelli della frutta estiva. A luglio le angurie sono scese del 29,9% rispetto a giugno, l’uva da tavola del 25,3% e i meloni del 19,3%. BMTI collega questa dinamica alle temperature molto elevate, che hanno accelerato maturazione e cicli produttivi aumentando la disponibilità di diversi prodotti.
Lo stesso caldo, però, ha avuto l’effetto opposto su altre colture. I peperoni sono aumentati del 29,5%, i cetrioli del 17,4% e le patate del 10%. Le zucchine, invece, hanno segnato una lieve flessione del 4,5%, pur mostrando già una ripresa delle quotazioni verso la fine del mese dopo i problemi produttivi legati allo stress termico.
Parlare genericamente di “ortofrutta in calo”, quindi, nasconderebbe proprio uno degli aspetti più utili del rapporto: stagione, disponibilità e condizioni climatiche possono incidere in modo molto diverso persino su prodotti venduti nello stesso reparto.
Carne, uova e olio: i ribassi non riguardano tutto il comparto
Anche tra le carni non esiste un’unica direzione. Il bovino adulto scende del 7,7% su giugno, il vitello del 6% e il pollo dell’1,2%. La carne suina, al contrario, aumenta del 5,1% nel mese, anche se rimane su valori inferiori del 18,7% rispetto a luglio 2025.
Le uova costano all’ingrosso l’1,7% in meno rispetto a giugno, ma risultano ancora il 7,6% più care rispetto a un anno prima. È un buon esempio del motivo per cui mese precedente e anno precedente vanno sempre tenuti separati: un prezzo può diminuire nel breve periodo e restare comunque superiore a quello pagato dodici mesi prima.
Particolarmente marcato è invece il movimento degli oli alimentari. L’olio di oliva perde il 7,2% in un mese e il 35,3% in un anno. BMTI segnala per l’extravergine con acidità massima dello 0,6% quotazioni all’ingrosso vicine a 5 euro/kg, rispetto a circa 8 euro/kg a inizio campagna. Anche in questo caso, però, non si tratta del prezzo di una bottiglia acquistata al dettaglio.
Perché un prezzo all’ingrosso più basso non arriva subito alla cassa
È qui che il dato diventa davvero utile per chi fa la spesa. L’indice elaborato da BMTI con Unioncamere utilizza rilevazioni delle Camere di commercio e dei mercati all’ingrosso nazionali e nasce anche con l’obiettivo di anticipare possibili dinamiche inflative al consumo. Non è però un indice dei prezzi dei supermercati. L’archivio e la metodologia dell’indice BMTI chiariscono infatti quale fase della filiera viene osservata.
Tra la quotazione all’ingrosso e il prezzo finale entrano altri fattori: trasformazione, confezionamento, trasporto, energia, logistica, contratti di fornitura, margini distributivi e tempi con cui le variazioni vengono trasferite lungo la filiera. Per questo non esiste una relazione automatica del tipo “-7% all’ingrosso = -7% alla cassa”.
Neppure il timing può essere previsto con i soli dati BMTI. Un ribasso può arrivare al dettaglio in parte, con ritardo oppure essere compensato da altri costi. Per sapere che cosa sta già succedendo alle famiglie italiane bisogna quindi passare a un indicatore differente: l’indice dei prezzi al consumo.
Cosa dicono invece i prezzi pagati dalle famiglie
Le stime provvisorie ISTAT per agosto 2026 mostrano bene la differenza. L’inflazione generale accelera al 3,3% su base annua, soprattutto per effetto dei beni energetici, mentre la dinamica dei prezzi alimentari rimane molto più moderata, stabile intorno all’1,1%. Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona, resta al +1,0% rispetto a un anno prima. I dati ISTAT sui prezzi al consumo di agosto 2026 permettono quindi di confrontare il movimento all’ingrosso con ciò che sta accadendo nella fase finale.
Questo significa che, nel complesso, non possiamo ancora dire che la spesa costi meno rispetto a un anno fa. Possiamo invece dire che l’aumento dei prezzi alimentari è contenuto e che, contemporaneamente, in alcune fasi a monte della filiera si stanno registrando ribassi anche molto consistenti.
È proprio la coesistenza dei due dati a essere interessante: un olio di oliva in forte discesa all’ingrosso e un carrello della spesa ancora leggermente più caro rispetto al 2025 non sono informazioni contraddittorie. Misurano momenti e panieri differenti.
Cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane
I ribassi rilevati da BMTI sono un segnale da osservare, soprattutto per categorie come olio di oliva, bovino e alcuni prodotti ortofrutticoli. Ma non permettono di prevedere né l’entità né la data di eventuali riduzioni nei supermercati.
Per il consumatore, quindi, la lettura più utile non è “i prezzi stanno finalmente scendendo”, ma alcuni costi a monte della filiera stanno diminuendo e questo può creare condizioni più favorevoli, senza garantire che lo stesso movimento arrivi integralmente al dettaglio.
I prossimi aggiornamenti saranno particolarmente interessanti proprio per verificare se la distanza tra prezzi all’ingrosso e prezzi al consumo inizierà a ridursi. Nel frattempo, i dati disponibili invitano a distinguere sempre fra ciò che succede nei mercati all’ingrosso e quello che realmente troviamo sullo scontrino.



