Una pasta preparata con proteine di piselli può sembrare abbastanza familiare. Con canapa o alghe la scelta diventa forse meno scontata, mentre la presenza di insetti può rappresentare un ostacolo molto più forte. Ma cosa ci porta davvero a provare un alimento che conosciamo poco? Il gusto immaginato, le informazioni nutrizionali, l’attenzione all’ambiente oppure, più semplicemente, quanto siamo diffidenti verso i cibi nuovi?
A cercare una risposta è un nuovo studio pubblicato sull’International Journal of Gastronomy and Food Science, condotto attraverso un questionario online su 470 partecipanti italiani. I ricercatori hanno preso in considerazione pasta formulata con piselli, canapa, alghe e insetti, valutando sia la disponibilità a provarla sia quella ad acquistarla. Il risultato più netto non riguarda soltanto quale ingrediente piace di più: mostra quanto la nostra apertura verso un cibo poco familiare possa condizionare la scelta.
La pasta ai piselli è quella che convince di più
Tra le quattro alternative considerate, la pasta con proteine di piselli ha ottenuto la maggiore disponibilità sia alla prova sia all’acquisto, mentre quella con insetti si è collocata all’estremo opposto. Non significa che gli italiani preferiscano in generale qualsiasi prodotto a base di piselli a qualsiasi prodotto contenente insetti: lo studio riguarda le specifiche tipologie di pasta presentate nel questionario e le risposte del campione coinvolto.
È però un risultato interessante per chi fa la spesa, perché mostra quanto possa contare la familiarità dell’ingrediente quando un prodotto tradizionale come la pasta viene riformulato. I piselli fanno già parte dell’alimentazione quotidiana e li ritroviamo normalmente in piatti familiari. Anche sul piano pratico, quindi, l’idea di ricavare proteine da un legume può richiedere un salto mentale minore rispetto a ingredienti percepiti come più insoliti.
Questo non significa, però, che una pasta con proteine di piselli sia automaticamente migliore dal punto di vista nutrizionale. Per capirlo bisogna comunque leggere ingredienti e tabella nutrizionale della singola confezione: “proteina alternativa” descrive la fonte utilizzata, non è di per sé un giudizio sulla qualità complessiva dell’alimento. Per approfondire le fonti vegetali presenti nella dieta, su TCH abbiamo anche una guida dedicata alle proteine vegetali e agli alimenti in cui si trovano.
Cos’è la neofobia alimentare e perché conta anche davanti allo scaffale
Lo studio prende in considerazione la food neophobia, cioè la tendenza a essere riluttanti verso alimenti nuovi o poco conosciuti. Non va confusa con un’allergia, un’intolleranza o con la semplice decisione di non apprezzare un ingrediente dopo averlo assaggiato: qui interessa soprattutto la resistenza che può comparire prima ancora di provarlo.
Ed è proprio questa caratteristica a emergere con forza. I partecipanti con livelli più bassi di neofobia alimentare mostravano una maggiore disponibilità a provare e acquistare le paste con fonti proteiche alternative. Chi aveva livelli elevati di neofobia risultava invece meno propenso ad accettarle e anche meno sensibile alle informazioni fornite.
In altre parole, davanti a un prodotto insolito non decidiamo necessariamente dopo averne confrontato con calma tutte le caratteristiche. Il primo ostacolo può arrivare ancora prima: “questo alimento mi sembra troppo diverso da ciò che mangio normalmente?”
Le informazioni nutrizionali possono cambiare la scelta?
In parte sì, ma il risultato richiede una precisazione importante. Nello studio, le informazioni nutrizionali hanno aumentato significativamente la disponibilità all’acquisto della pasta ai piselli. Non possiamo quindi trasformare questo risultato nella regola generale secondo cui basta spiegare i vantaggi nutrizionali di qualsiasi alimento nuovo per convincere le persone ad acquistarlo.
Anzi, uno degli aspetti più interessanti della ricerca è proprio il contrario: tra le variabili analizzate, una bassa neofobia alimentare risultava associata in modo più consistente alla disponibilità a provare e comprare queste paste rispetto alla predisposizione verso gli aspetti salutistici degli alimenti o all’attenzione per la sostenibilità.
Per chi legge un’etichetta al supermercato, la lezione pratica è semplice: un messaggio come “ricco di proteine” o un riferimento ambientale può aggiungere informazioni, ma non ci dice da solo se il prodotto ci piacerà, se è nutrizionalmente adatto alle nostre esigenze o se lo ricompreremo.
Lo studio non dice quale pasta dovremmo comprare
C’è infine un limite fondamentale da tenere presente. Questa ricerca non ha seguito 470 persone mentre acquistavano realmente quattro tipi di pasta al supermercato e non è una prova di assaggio comparativa. È un questionario online che misura, tra le altre cose, la disponibilità dichiarata a provare (willingness to try) e ad acquistare (willingness to buy) determinati prodotti.
Essere incuriositi da un alimento in un questionario e metterlo davvero nel carrello non sono necessariamente la stessa cosa. Allo stesso modo, il fatto che il campione sia italiano rende particolarmente interessante il risultato per il nostro mercato, ma non permette di dire che tutti i consumatori italiani reagiscano nello stesso modo.
Il punto più utile è un altro: quando arriva sugli scaffali un alimento poco familiare, la scelta non dipende soltanto dai nutrienti dichiarati sulla confezione. Conta anche quanto quell’ingrediente ci sembra vicino alle nostre abitudini. E questo aiuta a capire perché due prodotti che promettono entrambi nuove fonti di proteine possano essere accolti in maniera molto diversa.
Che cos’è la neofobia alimentare?
È la riluttanza verso alimenti nuovi o poco familiari. Nello studio è stata misurata con una scala psicometrica e livelli più bassi erano associati a una maggiore disponibilità a provare e acquistare le paste considerate.
Quale pasta ha ottenuto la maggiore disponibilità alla prova?
Tra quelle considerate nello studio, quella con proteine di piselli. La pasta contenente insetti ha invece registrato l’accettabilità più bassa.
Una pasta con proteine alternative è più nutriente della pasta normale?
Lo studio non permette di arrivare a questa conclusione. Per confrontare due prodotti bisogna valutare la composizione effettiva e la tabella nutrizionale delle singole paste.
Lo studio dimostra cosa comprano gli italiani al supermercato?
No. Il questionario misura la disponibilità dichiarata a provare e acquistare i prodotti, non gli acquisti realmente effettuati.



