Sacchetti da forno in plastica, cosa succede quando vengono riscaldati secondo un nuovo studio

I sacchetti da forno sono progettati proprio per essere utilizzati ad alte temperature, spesso con carne, pesce o verdure al loro interno. Ma cosa succede alla plastica durante la cottura? Un nuovo studio ha provato a rispondere confrontando due tipi di sacchetti e osservando le sostanze rilasciate a diverse temperature.

Lo studio pubblicato sulla rivista Chemosphere ha analizzato sacchetti realizzati in poliammide, materiale che possiamo incontrare anche con il nome di nylon, e sacchetti in PET, la sigla del polietilene tereftalato. I ricercatori hanno osservato che il rilascio di materiale aumentava con la temperatura nei sacchetti in poliammide. Nei test effettuati, il PET ne ha invece rilasciato molto meno.

C’è però una precisazione fondamentale: lo studio non ha verificato se utilizzare questi sacchetti faccia male alle persone. La parte tossicologica dell’esperimento è stata condotta su un piccolo organismo acquatico, la Daphnia magna. Il risultato merita quindi attenzione scientifica, ma non può essere tradotto in “i sacchetti da forno sono tossici per l’uomo”.

Cosa hanno fatto concretamente i ricercatori

Per capire il lavoro senza entrare troppo nel linguaggio da laboratorio, possiamo immaginare che i ricercatori abbiano cercato di verificare quanto materiale passa dalla plastica al liquido con cui viene a contatto quando aumenta la temperatura.

Lo studio ha utilizzato sacchetti da forno acquistati in commercio in Svezia, realizzati in poliammide o PET. I campioni sono stati sottoposti a differenti condizioni sperimentali e i ricercatori hanno poi analizzato ciò che era stato rilasciato.

Uno degli aspetti più interessanti è proprio l’effetto del calore. A temperatura ambiente, i liquidi ottenuti dai sacchetti non hanno prodotto effetti significativi nel test sulla Daphnia magna. A temperature più elevate, invece, il materiale rilasciato dai sacchetti in poliammide ha provocato una significativa immobilizzazione degli organismi utilizzati nell’esperimento.

Non sono state soprattutto le microplastiche a spiegare il risultato

Quando si parla di plastica e alimenti viene spontaneo pensare immediatamente alle microplastiche. Lo studio, però, porta in una direzione più complessa.

I ricercatori hanno separato il materiale rilasciato in frazioni di dimensioni diverse. Gli effetti osservati sulla Daphnia magna sono risultati associati principalmente alle componenti molecolari più piccole, piuttosto che alle particelle più grandi.

In termini semplici: il risultato del test non sembra spiegarsi principalmente con la presenza delle particelle di plastica più grandi analizzate, ma con sostanze più piccole rilasciate dal materiale.

Questo è importante anche per evitare una conclusione troppo semplice del tipo “il problema sono le microplastiche”. Lo studio non consente di dirlo.

Poliammide e PET non si sono comportati allo stesso modo

L’altra informazione interessante per chi cucina è che non tutte le plastiche testate hanno dato gli stessi risultati.

I sacchetti in PET hanno rilasciato quantità di materiale sostanzialmente inferiori e non hanno prodotto una tossicità rilevabile sulla Daphnia magna nelle condizioni utilizzate nello studio.

Questo non significa che il PET sia stato dimostrato “sicuro” in assoluto, così come i risultati ottenuti con la poliammide non dimostrano che tutti i sacchetti in nylon siano pericolosi.

Lo studio ha confrontato determinati prodotti in determinate condizioni sperimentali. È quindi utile per individuare una questione da approfondire, non per formulare un giudizio universale su tutti i sacchetti disponibili nei supermercati.

Quindi i sacchetti da forno sono pericolosi per la salute?

Questo studio non permette di dirlo. La Daphnia magna è un piccolo crostaceo d’acqua dolce utilizzato in molti test ecotossicologici. Osservare un effetto su questo organismo serve a individuare una possibile attività biologica delle sostanze analizzate, ma non equivale a dimostrare un effetto sull’organismo umano nelle normali condizioni di utilizzo di un sacchetto da forno.

Per stabilire un rischio per chi cucina servirebbero altre informazioni: quali sostanze raggiungono effettivamente gli alimenti, in quali quantità, quale sarebbe l’esposizione di una persona e quali effetti potrebbero produrre a quelle dosi. Sono domande che questo studio non risolve.

In Europa esistono già regole per le plastiche a contatto con gli alimenti

Il fatto che una plastica possa rilasciare sostanze non è una questione ignorata dalla normativa. Nell’Unione europea i materiali plastici destinati al contatto con gli alimenti sono disciplinati, tra l’altro, dal Regolamento UE n. 10/2011, che stabilisce requisiti per la fabbricazione e la commercializzazione di questi materiali e prevede anche restrizioni e limiti di migrazione per determinate sostanze.

Il principio, quindi, non è che da un materiale non debba mai passare alcuna sostanza all’alimento. La questione è quali sostanze possano migrare, in quali quantità e nelle condizioni d’uso previste.

Per chi cucina la conseguenza pratica è molto più semplice: un sacchetto venduto per la cottura in forno va utilizzato esclusivamente nelle modalità e alle temperature indicate dal produttore. Non è corretto estendere i risultati di questo studio a qualsiasi sacchetto di plastica, né utilizzare in forno contenitori che non siano espressamente destinati a quell’impiego.

Cosa cambia quindi per chi usa i sacchetti da forno

Lo studio pone una domanda scientificamente interessante: il calore può modificare la quantità e il tipo di sostanze rilasciate da alcune plastiche utilizzate durante la cottura? Per i prodotti in poliammide analizzati, i risultati indicano di sì.

Non ci dice invece che dobbiamo smettere di utilizzare tutti i sacchetti da forno, né dimostra un rischio sanitario per chi li usa correttamente.

Per il consumatore, al momento, l’indicazione più concreta rimane quella di verificare che il prodotto sia espressamente destinato alla cottura, rispettarne temperatura massima, tempi e istruzioni e non sostituirlo con un comune sacchetto di plastica.

Lo studio aggiunge piuttosto un elemento utile alla ricerca: quando si valuta una plastica destinata alla cottura, la temperatura reale di utilizzo conta.